Correre la maratona aiuta a migliorare la salute del nostro cuore - DonnaPress
Pubblicato il: 14 Gennaio 2020 alle 4:22 pm

Ormai è ufficiale: correre la maratona, è un toccasana per la salute cardiovascolare. Non importa raggiungere tempi record, la questione fondamentale è correre le lunghe distanze.

Uno dei benefici immediati quando si corre è senza dubbio il miglioramento dei valori della pressione arteriosa e la diminuzione dell’irrigidimento aortico. Migliorare questi parametri significa dunque ridurre di circa quattro anni l’età vascolare.

Questo è quanto è emerso da uno studio condotto da un team di medici esperti dell’Institute of Cardiovascular Science dello University College di Londra, i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Journal of the American College of Cardiology.

L’equipe è stata guidata dalla Dottoressa Charlotte H. Manisty ed ha monitorato le condizioni di salute di un campione di 138 persone sane e di età compresa tra i 21 e i 69 anni di cui circa la metà era di sesso maschile.

Lo studio consisteva nel monitorare i parametri relativi alla pressione e alla rigidità aortica nel periodo di pre-allenamento e successivamente a due settimane dalla maratona di Londra. Il periodo era il 2016/2017.

I risultati sono sorprendenti: l’allenamento ha permesso una riduzione della pressione arteriosa diastolica e sistolica centrale pari a 4 mm Hg che corrisponde ad una diminuzione dell’età aortica pari a 3,9 anni.

Questi risultati sono stati meglio evidenziati nei soggetti di sesso maschile più anziani che hanno fatto registrare tempi di esecuzione della maratona più lunghi e questo è un dato molto importante perchè dimostra come un ringiovanimento del sistema vascolare lo si può ottenere anche con un’intensità di esercizio bassa, senza necessariamente avere tempi da competizione.

La stessa Dottoressa Manisty ne è rimasta molto sorpresa, perchè ha avuto modo di appurare una metodologia per invertire le conseguenze dell’invecchiamento sui vasi sanguigni che può avvenire in soli sei mesi.

Questo è quanto è emerso dallo studio sui soggetti sani, ma cosa accadrebbe se lo stesso studio fosse condotto su pazienti affetti da ipertensione e da rigidità arteriosa? L’equipe ha pochi dubbi: si potrebbero registrare risposte cardiovascolari ancora più soddisfacenti.

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