progettualità

Con la pandemia, una tra le tante cose che ci sono state negate è la progettualità. L’incertezza sembra essere la padrona eppure, progettare le piccole cose può aiutarci a fare stare meglio. Vediamo perché.

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La progettualità, così come la conoscevamo, in questo anno di pandemia, è stata completamente riscritta.

Una vita negata

In questo ultimo anno di pandemia, la progettualità, così come la conoscevamo, ci è stata negata. Sembra si sia completamente riscritta a favore di qualcosa di più piccolo.

Del resto, le nostre giornate non sembrano essere cambiate di molto rispetto a quelle trascorse nel primo lockdown. Le giornate si susseguono tutte uguali. 

Sono saltati lavori, matrimoni, viaggi ma anche semplicemente incontri e tante occasioni di vita mancate. Ci si sente impantanati.

Ripartire dalle piccole cose

Sebbene non si possano fare grandi progetti, ne a medio, ne a lungo termine, gli psicologi consigliano di partire dalle piccole cose. I piccoli progetti, infatti, possono aiutarci a stare meglio.

Durante la prima ondata della pandemia, la paura era l’emozione predominante, alla quale abbiamo risposto con resilienza. Durante l’estate, invece, abbiamo respirato una nuova normalità soppiantata, immediatamente, in autunno, dalla seconda ondata.

La conseguenza è che, attualmente, il sentimento preponderante è l’impotenza che ha logorato l’equilibrio psichico di molti. La speranza diventa il fanalino di coda e lascia spazio a sconforto e rassegnazione.

Durante questi lunghi mesi di apparente inattività c’è chi ha trovato il tempo e la forza di pensare a dei progetti più ampi. C’è chi ha cambiato vita, chi ha messo un figlio in cantiere, chi è tornato nel proprio paese d’origine.

La progettualità è il motore dell’esistere. Perciò, la chiave per stare meglio risiede nel progettare la tua quotidianità. Come? Facendo sport, sentendo gli amici e vedendoli laddove si può. Ciò che ci è permesso è poco ma non è nullo.