omicidio Manuela Bailo, chiuso il caso

La rabbia di familiari e amici della vittima per la chiusura definitiva del caso e l’assoluzione del 48enne dall’accusa di premeditazione.

omicidio Manuela Bailo

Il terribile delitto di Manuela Bailo avvenne nel 2018, quando fu scoperto il corpo della ragazza, occultato dal suo omicida, in una vasca di liquami nelle campagne del cremonese.

L’omicidio di Manuela Balio

Nella mattinata del 20 agosto del 2018 veniva ritrovato il corpo senza vita di Manuela Bailo.

Il cadavere, ricoperto con degli stracci, ed ormai in avanzato stato di decomposizione, venne ritrovato nella vasca dei liquami della vecchia e disabitata cascina Bramano, nel cremonese.

La 35enne, impiegata al Caf di Brescia, era uscita il pomeriggio del 28 luglio, per fare una passeggiata a Rivoltella, sul lago di Garda.

Da allora non si erano avute più sue notizie, tranne sporadici messaggi partiti dal suo cellulare, che si scoprirà solo in seguito essere stati scritti dal suo assassino.

L’ultimo messaggio era stato scritto ed inviato la sera del 30 luglio.

I familiari riconobbero il cadavere di Manuela soltanto da un braccialetto, che ancora indossava, e da un piccolo tatuaggio a forma di cuore.

Il giorno della scomparsa, Manuela aveva un appuntamento con il suo amante, Fabrizio Pasini, 48 anni, sposato e con due figli adolescenti.

I due lavoravano insieme alla Uil di Brescia e da tre anni portavano avanti una relazione clandestina di cui pare nessuno fosse a conoscenza.

Quella sera, dopo aver parcheggiato la sua Opel Corsa in via Arimanno, i due amanti si concessero un aperitivo. Dopodiché raggiunsero casa della madre di lui, all’epoca vuota, in via Allende.

Alle due di quella stessa notte Manuela accompagnò Fabrizio in ospedale per una frattura al costato, che l’uomo raccontò di essersi procurato inciampando.

Dopodiché, alle 3.57 la coppia veniva ripresa mentre rientrava ad Ospitaletto.

Sono queste le ultime immagini che riprendono Manuela ancora in vita. Dopodiché di lei si perderanno le tracce, fino al ritrovamento del suo corpo circa un mese dopo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio di Manuela sarebbe avvenuto tra le 4 e le sei del mattino.

Dopodiché Pasini rientra a casa dalla moglie, raccontandole di aver trascorso la notte con un amico.

La confessione

Il 2 agosto l’uomo partì per la Sardegna, in vacanza con la sua famiglia. Quando rientrò, ad attenderlo c’erano i carabinieri.

In un primo momento raccontò di aver interrotto la relazione con la vittima almeno un anno prima.

Messo sotto pressione, confessò l’omicidio, facendo trovare il corpo di Manuela.

L’uomo raccontò di averle dato una leggera spinta, che aveva fatto precipitare l’amante dalle scale.

Il 28 febbraio dello scorso anno Fabrizio Pasini è stato condannato a 16 anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. 

Il giudice non ha però riconosciuto l’aggravante della premeditazione, dimezzando di fatto la pena.

Depositate le motivazioni della sentenza

Lo scorso gennaio sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna per Federico Pasini.

La giovane bresciana era ancora in vita quando il suo amante le inflisse due coltellate mortali alla gola.

“MANUELA BAILÒ NON MORÌ PER EFFETTO DEL TRAUMATISMO PATITO AL CAPO, MA LE FURONO INFERTI UNO O DUE TAGLI ALLA GOLA QUANDO LA GIOVANE ERA ANCORA IN VITA”

hanno spiegato i giudici.

Manuela, che da mesi aspettava che l’uomo lasciasse la moglie, quella sera aveva capito che la loro relazione non sarebbe mai diventata ufficiale.

“PASINI HA SCELTO DI UCCIDERLA INVECE DI CONFESSARLE L’IMPOSSIBILITÀ DA PARTE SUA DI INIZIARE UNA RELAZIONE VERSO LA QUALE EGLI STESSO L’AVEVA SEMPRE ILLUSA”

si legge nella sentenza.

L’uomo è stato condannato a risarcire con 100 mila euro ciascuno i genitori della vittima, 50 mila invece il risarcimento deciso per il fratello Marco e la sorella Arianna e 10 mila per la Uil – dove lavorava Manuela e lo stesso Pasini – che si era costituita parte civile nel processo.

Chiuso il caso: niente ricorso in Cassazione

La Procura generale di Brescia ha deciso che non presenterà ricorso in Cassazione contro la sentenza a 16 anni di carcere, confermata in appello, a carico di Fabrizio Pasini.

“Siamo davvero addolorati per la decisione della Procura Generale. Ci dispiace davvero che possa passare il messaggio della resa dello Stato di fronte a una persona che, ora che la sentenza è diventata definitiva, possiamo chiamare per quello che è. Fabrizio Pasini è un assassino”

ha commentato così la chiusura delle indagini la sorella della vittima, Arianna Bailo.