Omicidio Centocelle - Agenzia Dire

Dal fruttivendolo vicino di marciapiede fino alla pensionata, Vincenzo Di Benedetto, dietro le sbarre per l’efferato omicidio di Costantino Bianchi, ha lasciato di stucco moltissimi, che mai lo avrebbero creduto capace di tanta violenza.

Centocelle, Vincenzo Di Benedetto dietro le sbarre per omicidio di Costantino Bianchi,
Omicidio Centocelle – Agenzia Dire

Il popoloso e popolare quartiere di Centocelle è esterrefatto. Le prime ore di martedì 30 marzo è stato ridestato dalla notizia del ritrovamento del commercialista 55enne, in una pozza di sangue del Winning Bar. Più tardi nel corso della giornata, colui che per tutti appariva insospettabile, veniva incarcerato. Adesso si indaga sul movente, probabilmente economico.

Una morte truculenta

Gli inquirenti hanno ricostruito, con dovizia di particolari, gli ultimi momenti di vita di Costantino Bianchi.

Di ritorno da lavoro, si ferma al Winning Bar. Il suo ufficio è vicino e il proprietario 36enne lo conosce. Sono amici, come riporta RomaToday.

L’orario è quello di chiusura ai clienti (che non possono più accomodarsi al tavolo, bensì richiedere il cibo da asporto o a domicilio).

Allora i due uomini chiacchierano e bevono. Poi qualcosa, com’è evidente, incrina la serenità.

Così il 36enne lo colpisce in testa con una bottiglia. Poi tenta di ferirlo con i cocci taglienti provocati dal colpo.

Ma non basta. Si serve di una corda, la stringe al collo dell’amico e cerca di soffocarlo. Ma la vittima ancora respira.

Quindi prende un matterello e lo ferisce ripetutamente al capo.

Infine lo lascia, privo di sensi, nel bagno.

Poi le telefonate alla compagna e al fratello, che sopraggiungono sul posto.

Sono loro a chiamare le forze dell’ordine. Quando arrivano, il gestore del bar confessa.

L’Inimmaginabile omicida

Nonostante il 36enne di Caltanissetta fosse stato già incensurato, non aveva dato una mattina impressione a quanti lo conoscevano da più di anno.

Infatti aveva dato inizio al Winning Bar su via delle Ninfee poco prima della Pandemia. Allora in molti avevano occasione di conoscerlo.

Il coro di voci si ripete e tutti sono concordi nello stupore, nel ricordarlo come una brava persona e un gran lavoratore.

“Vincenzo è persone per bene, non un coatto che attira clienti poco raccomandabili”

Afferma Giulia a RomaToday, mentre è a passeggio con sia figlia.

Anche il fruttivendolo, vicino di marciapiede, è incredulo e si rammarica per lui:

“Aveva anche un figlio, si è rovinato la vita”

Inoltre fornisce un’informazione importante, la vittima non era il suo commercialista. Assicura di saperlo per certo in quanto sono clienti dello stesso professionista.

Poi passano altri due residenti. Si soffermano sui sorrisi dei coniugi Di Benedetto, che avevano portato il bar “a spendere”.

È un ragazzo a dare l’interpretazione più cupa, un osservatore per cui il dramma che ha aperto la settimana è frutto di una politica che abbandona chi si rimbocca le maniche.

“Un assassino non si sveglia ogni giorno alle 6.30 per lavorare”

Poi prosegue con parole severe:

“Chi gioca ad aprire e chiudere le attività, mentre in strada e nelle case gli assembramenti sono all’ordine del giorno, sta giocando con la vita della gente.”

Luci e ombre

Gli uomini della squadra di polizia giudiziaria del Commissariato Prenestino sono alla ricerca del movente.

Al momento c’è il sospetto che la vulcanica violenza esplosa lunedì sera, sia legata ai soldi. Per la precisione si tratterebbe di 2.500 euro, un prestito su cui c’è molto mistero.

Di Benedetto è stato interrogato più volte sulla somma di denaro, ma le risposte non hanno dissolto i dubbi degli inquirenti, guidati dal PM Simona Marrazza.

Ma vi sono altre piccole lacune e impressioni nel racconto dell’assassino, alcune riguardano la sequenza degli avvenimenti.