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Da martedì, il giorno dell’arresto, a parlare sono stati i colleghi, la moglie e nel pomeriggio il protagonista della storia di spionaggio sventata dai Ros.

Walter Biot, una spia dei Russi nella Marina italiana
Walter Biot

Walter Biot si trova nel carcere di Regina Coeli con l’accusa gravissima di spionaggio, per la quale rischia da 20 anni di prigionia fino all’ergastolo. Oggi ha consegnato le sue parole all’avvocato Roberto De Vita. 

4 figli, 4 cani e il mutuo della casa di Pomezia

Il 30 marzo l’uomo 56enne, da trent’anni al servizio dello stato, era sorpreso con 5.000 euro in contanti.

Li aveva appena ricevuti in cambio della pennetta usb appena consegnata ad un ufficiale russo.

All’interno del dispositivo c’erano i file riservati dell’intelligence italiana.

Questo pomeriggio, nell’edificio del penitenziario trasteverino, la spia italiana, ha affidato al suo avvocato le dichiarazioni che racchiudono il perché di un gesto che appare, secondo la versione del delatore, disperato.

L’ufficiale che, fino a due giorni fa, avrebbe dovuto garantire la segretezza dei documenti dello Stato Maggiore, fa riferimento ad una situazione famigliare in cui lo stipendio, 3.000 euro, non era più sufficiente.

Il primo figlio è senza lavoro, le mediane studiano e l’ultima ha una grave malattia per cui necessita di cure specifiche.

Assicura che l’azione di spionaggio non aveva interessi politici e ideologici e aggiunge che non avrebbe fornito informazioni cruciali per la sicurezza nazionale.

“Ho sbagliato, ma l’ho fatto per la famiglia”

Poi prosegue:

“Ho avuto un momento di grandissima debolezza e fragilità. Sono stato coinvolto in un meccanismo più grande di me.”

Fa riferimento ad un debito, probabilmente al mutuo della casa, di cui aveva appena parlato la moglie ai giornalisti.

Infine si dichiara disposto a collaborare con i magistrati.

Roberto De Vita nel riportare la versione dell’assistito, si rivolge agli Italiani, il suo è un appello alla clemenza, perché la vicenda:

“Oltre ad essere giudicata deve essere compresa.”

L’intervista alla moglie

Il Corriere della Sera ha contattato in giornata sia Claudia Carbonara, la moglie di Biot, che i colleghi ed ex colleghi.

La donna, 54 anni, psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica, parla al telefono a Fiorenza Sarzanini.

Nella conversione la dottoressa Carbonare incespica, in parte, sulle sue stesse dichiarazioni.

Non avrebbe saputo nulla dell’attività illegale del marito, esordisce all’inizio.

Ma a fine della telefonata rivela che è sicura che il coniuge non abbia fornito file rilevanti. La fermezza dell’asserzione lascia dubbiosi.

Per il resto il suo resoconto è in linea con quanto affermato dal coniuge e da quanto verrà dichiarato dai colleghi. Le parole tratteggiano un quadro economico difficoltoso.

Così la psicoterapeuta racconta alla giornalista come un anno di pandemia li abbia impoveriti, come Biot, in qualità di padre, non voleva che i figli si sottraessero alle attività extrascolastiche, come la loro abitazione richiedesse ancora 268mila euro di mutuo da pagare e del timore di non riuscire a fronteggiare tutte le spese.

I colleghi scioccati: “l’amico di cui non dubiti mai”

Negli ambienti lavorativi tutti sapevano delle difficoltà finanziare dell’ufficiale di Marina e di quella bambina, l’ultima, affetta da una grave malattia.

Ma pur conoscendo le circostanze che avrebbero indotto l’uomo all’azione di spionaggio, tutti sono increduli.

Un altro ufficiale, che conosce bene Biot, pensa che i Russi si siano mossi magistralmente, facendo leva sulle sue debolezze e le fragilità dell’uomo.

C’è chi si rammarica per il destino del collega, perché rimarrà a lungo dietro le sbarre.

E, ancora, c’è chi sottolinea lo sconcerto che ha colto tutti:

“È come se ti dicessero che una persona di cui ti fidavi ha commesso un’enormita”

Perché Walter Biot era la persona fidata, “l’amico di cui non dubiti mai”.