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Walter Biot è dietro le sbarre di Regina Coeli, mentre le voci dei famigliari e degli amici arrivano alla stampa e in tv.

Walter Biot parla il figlio
Il figlio di Walter Biot – Huffington Post

La sera del 30 marzo l’ufficiale di marina viene sorpreso in compagnia di un altro ufficiale, russo, in uno scambio illecito: una usb contente file dei servizi segreti italiani al posto di 5.000 euro in contanti. Ieri 1° aprile arriva l’intervista telefonica alla moglie, le dichiarazioni dei colleghi sconvolti dalla vicenda e infine le parole del figlio.

La rabbia e la disperazione del primo figlio

Casa Biot è asserragliata dai giornalisti di quotidiani e tg.

Le domande sommergono i famigliari dell’ufficiale di marina, ma essenzialmente declinano in una varietà di modi lo stesso quesito: sapevate delle delazioni del capofamiglia?

Così nel pomeriggio di ieri, davanti il giardino dell’abitazione di Pomezia, il primo figlio, 24enne, parla con i cronisti che lo registrano.

Il ragazzo, con un flusso copioso di parole dal forte accento romano, ribadisce il suo “no”.

Il giovane, le sorelle e la madre non sapevano nulla di quelle delazioni ai danni dello stato.

Sono affermazioni intrise di disperazione, preoccupazione e ansia per il futuro.

L’avvenire del padre dipenderà da un processo che si prevede duro. L’uomo rischia, secondo la costituzione, fino all’ergastolo.

Ciò che decreterà la giustizia per il padre, è legato a doppio filo al destino dell’intera famiglia.

Così racconta il 24enne, perché a mantenere moglie, psicoterapeuta, e la prole costituita da quattro figli, sembra essere il padre.

È sbigottito. Non può considerare che chi lo ha generato e cresciuto sia una spia. Ricorda che il genitore ha fatto la seconda guerra del golfo, che è stato in Afghanistan.

La perquisizione senza spiegazione

Ma è anche scosso anche per un altro aspetto. I carabinieri e i Ross si sono presentati nella loro abitazione per perquisirla, senza dare spiegazioni.

“L’ho scoperto dai giornali!”

Le forze dell’ordine hanno lasciato quella famiglia, il cui padre era già in carcere, senza chiarimenti. Ma poi le spiegazioni sono arrivate dalle notizie sul web, dai telegiornali, dai social.

Si evince che il giovane è afflitto. Racconta che la madre e la sorella si sono recate a Roma alla ricerca di una bravo avvocato.

Aggiunge che lui un lavoro vero e proprio non ce l’ha, se non a chiamata, come giardiniere oppure per fare manutenzione alle piscine.

Anche una delle sorelle è nella stessa condizione.

“Siamo con le pezze al c**o”

E ancora:

“Come faccio? Chi mi chiamerà più a lavorare?”

Infine pensa a cosa potrebbe accadere. Se la gogna mediatica venisse ratificata dal verdetto della giustizia, non vede sbocchi possibili per la propria vita e quella delle sorelle.