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Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino erano rispettivamente padre, figlio e nipote. Sono tutti scomparsi in tempi diversi e modalità ancora non chiare.

Napoletani Scomparsi in Messico

Rimangono lunghe ombre sulle dinamiche che hanno inchiodato i partenopei oltreoceano. Ma oggi le indagini hanno deciso l’arresto di tre persona con l’accusa di “desparicion forzada“. Una però è già fuggita.

Guardie in arresto

Si chiamano Salomon Adrian Ramos Silvia, Emilio Marinas Garcia e Linda Guadalupe Arroyo, fanno parte delle forze dell’ordine messicane e sono agli arresti dalle 4.17, ora italiana, del 3 aprile.

Potrebbero trascorrere 60 anni in carcere, il massimo della pena. Verrà decretata nei prossimi giorni, secondo quanto rilasciato da Raul Sanchez Jimenez, procuratore generale dello stato Jalisco.

Il processo ha avuto il 21 febbraio scorso e la ricostruzione degli inquirenti ha messo in luce il ruolo chiave dei tre poliziotti nella scomparsa dei napoletani.

Venduti a 45 euro l’uno

Secondo le indagini, il primo a scomparire è Raffaele Russo nel pomeriggio del 31 gennaio 2018. 

Il figlio e il nipote non aveva più notizie del capostipite con cui avrebbero dovuto lavorare in Messico.

Così, sulle tracce del sessantenne, hanno iniziato le ricerche, fatte di domande alle persone assiepate nei bar del posto.

Ma gli incontri non si stavano rivelando fruttuose.

Anzi, locale dopo locale, i partenopei si erano messi in vista agli occhi di tre poliziotti, due uomini e una donna, che li pedinavano alla guida di un’auto e due moto.

Ad un distributore di benzina furono prelevati dalle guardie che li seguivano. 

Da quel momento anche loro sono scomparsi nel nulla.

La vicenda in tribunale si è arricchita di importanti particolari. 

Si presume che i tre famigliari siano stati venduti al cartello Jalisco Nueva Generacion, ognuno di loro per 45 euro. 

Sarebbe dovuto seguire il riscatto. A pilotarlo avrebbe dovuto essere José Guadalupe Rodriguez Castillo, il boss del posto.

Ma non è mai arrivata nessuna richiesta di denaro ai famigliari in cambio del rilascio dei familiari.

Le indagini sono state difficili e farraginose.

L‘omertà è stata, ed è, ai massimi livelli tra i poliziotti. Le intimidazioni, fatte di violenza fisica, perché la verità non emerga, sembrano la prassi.

E la fuga Linda Guadalupe Arroyo prima della sentenza, per i parenti degli scomparsi, sembra un a dichiarazione di colpevolezza.