CONDIVIDI

Un volo areo a Belgrado e talvolta anche il pernottamento; poi la scelta del siero secondo le proprie preferenze. Come funziona la gita per immunizzarsi.

Serbia, la gita per fare il vaccino
Belgrado

L’imprenditore Simone Avogadro di Viareggio è andato nella capitale serba per vaccinarsi. Lo ha racontato a Stefano Landi del Corriere della Sera.

Il form online per un viaggio di salute

Qualcuno alzerà gli occhi al cielo in un “ci risiamo”. Ma fare una capatina a Belgrado per ricevere il più bramato degli antidoti è legale. Così tanto che anche il sito istituzionale dell’ambasciata italiana fornisce tutte le informazioni al riguardo.

Il viaggio per mettere al sicuro la propria salute è possibile dall’11 gennaio.

C’è un form online da compilare. È rivolto a tutti i cittadini esteri, che si abbia o meno il permesso di soggiorno.

A renderlo un po’ farraginoso per la maggior parte delle persone straniere è la lingua, il serbo.

Ma c’è un dato allettante e per alcuni fondamentale: si può scegliere il siero di propria preferenza. Ne sono disponibili ben 5: il cinese, Sputnik, Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

La testimonianza di chi lo ha fatto

Simone Avogadro di Vigliano ha sangue blu, come si evince dal cognome altisonante (è un conte) e ha un’impresa di famiglia in cui lavora instancabilmente.

La residenza è a Milano, ma in realtà sono molti gli impegni lavorativi in giro per il mondo che lo tengono lontano dalla propria città. Gli affari lo hanno condotto fino a Singapore, dove già gli avevano proposto il vaccino quando, però, era già in patria.

In Italia, i suoi 57 anni lo avrebbero obbligato ad una lunga fila. Il suo turno sarebbe giunto, prevedibilmente, in estate.

Così, all’opera anche nel Paese balcanico (a Belgrado la sua azienda ha un ufficio) ha scoperto la possibilità di risolvere la questione prima di quanto sarebbe stato possibile nel capoluogo lombardo.

Così, ricorda al giornalista della famosa testata come la Serbia sia uno delle nazione più spedite nella campagna vaccinale.

Pertanto, una volta messe al riparo le categorie più deboli, tra cui gli anziani, ha iniziato a proporre il suo vaccino anche ai visitatori.

Spiega che è una modalità per tenere viva l’economia.

Ne va da sé che anche il settore turistico ne è sollevato.

Chi si vaccina non perde l’occasione per ammirare la moschea o la cattedrale della capitale, fino a fare una passeggiata nella briosa Knez Mihailova, la strada principale della città. 

Dopo che la seconda dose è stata somministrata, c’è la consegna del certificato dell’avvenuto vaccino, che è in quattro lingue.