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Il simbolo schwa, della e rovesciata (ә) viene proposto come la soluzione migliore per far fronte al binarismo di genere. Vediamo perché.

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La schwa è già presente nell’alfabeto fonetico internazionale.

Un simbolo di inclusività

La e rovesciata (ә), chiamata shwa, potrebbe diventare simbolo di inclusività. Già presente nell’alfabeto internazionale, è il simbolo che è stato proposto per evitare il binarismo di genere.

Oggi, per evitare di declinare un nome al maschile o al femminile, sin inserisce l’asterisco (*) oppure la chiocciola (@). Un modo per evitare di escludere nello scritto, qualcuno di cui non si conosce il genere.

Sarebbe arrivato, dunque, il momento per abbandonare asterisco e chiocciola per usare un simbolo poco conosciuto ai più ma utilizzato da decenni dai linguisti.

A differenza degli altri due, la shwa ha una sua pronuncia. In passato, era stata adoperata la lettera u che, però, in alcuni dialetti (ad esempio, il siciliano) fa riferimento al genere maschile.

Il suo possibile uso futuro

Vera Gheno è la prima ad averne proposto l’uso in Italia. La Gheno non solo conduce Linguacce, in onda su Radio 1 ma è anche una sociolinguista specializzata in comunicazione digitale.

Lei stessa, come ha riportato SkyTg24, ha affermato:

“Lo schwa, dal punto di vista semantico, può funzionare come genere indistinto, perché indica un suono che sta al centro del rettangolo delle vocali, quindi è neutro come pronuncia: la vocale media per eccellenza”.

Ecco perché sembra un simbolo particolarmente indicato per essere utilizzato con un genere indistinto.

L’uso della shwa vuole essere anche un modo per catalizzare l’attenzione su una istanza importante perché, molte persone, sono a disagio con la distinzione linguistica tra genere femminile e maschile.