omicidio Vannini

Per il prossimo 3 maggio è attesa la sentenza della Cassazione, che potrebbe mettere la parola fine ad uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni.

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Ai microfoni di Fanpage, il giovane Ciontoli ha raccontato la sua versione dei fatti riguardo quella drammatica sera.

L’omicidio di Marco Vannini

Era la sera del 18 maggio 2015, quando il giovane bagnino di 21 anni, Marco Vannini, morì per un colpo di pistola mentre si trovava nella villetta di proprietà della famiglia della sua fidanzata, Martina Ciontoli.

A premere il grilletto il papà della ragazza, Antonio Ciontoli, che in un primo momento riferì che l’arma gli era scivolata dalle mani, poi ammise che aveva esploso quel colpo “per gioco”, pensando che la pistola fosse scarica.

Il ragazzo era nella vasca da bagno quando fu raggiunto proiettile.

In casa quella sera c’erano tutti i componenti della famiglia Ciontoli, oltre a Martina e ad Antonio anche il fratello di lei, Federico Ciontoli e la moglie di Antonio, nonché madre dei due ragazzi, Maria Pezzillo.

Il ritardo nei soccorsi fu la vera causa della morte di Marco Vannini: 40 minuti dopo il suo ferimento, arrivò la prima chiamata ai soccorsi.

A parlare è Federico Ciontoli. La madre però riattaccò immediatamente, riferendo ai sanitari che avrebbero richiamato in caso di necessità.

Alle 12:06 di notte parte la seconda chiamata: a parlare questa volta è Antonio Ciontoli, che parla del ferimento di un ragazzo con la punta di un pettine.

L’ambulanza arriva 17 minuti dopo. Viene disposto il trasferimento all’ospedale Gemelli, ma alle 3 del mattino del 19 gennaio Marco Vannini muore.

L’intervista a Federico Ciontoli

Il 3 maggio prossimo si pronuncerà la Corte di Cassazione sull’omicidio di Marco Vannini e potrebbe essere messa finalmente la parola fine a questo lungo processo.

In una lunga intervista a Fanpage, Federico Ciontoli si è detto pronto ad andare in carcere se la Cassazione dovesse fare questa scelta.

“Non voglio sfuggire alle mie responsabilità, se la Cassazione sceglierà che io debba andare in carcere, ci andrò perché è giusto che sia così”

ha detto il giovane.

Nel parlare di suo padre, Antonio Ciontoli, Federico ha detto:

“È giusto che paghi perché la vita di una persona non c’è più e gli è stata strappata per una cazzata, per uno scherzo del cazzo, ma non è giusto inventare una storia affinché paghi di più”

continua ancora Federico, che si è poi rivolto ai genitori di Marco, consapevole che forse non riusciranno mai a perdonarlo.

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