Caso Ciro Grillo, parla la vittima: “Mi hanno costretta a 7 rapporti, mi chiamavano cagna”

La 19enne, vittima del presunto stupro, ha riferito quanto accaduto nella notte tra il 15 ed il 16 luglio del 2019.

caso Grillo, parole della vittima

Nella vicenda sono coinvolti 4 giovani: Ciro Grillo, figlio del garante del Movimento 5 Stelle, ed altri 3 amici del ragazzo, Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta.

La presunta violenza

Violenza sessuale di gruppo: è questa la pesante accusa mossa da una ragazza di 19 anni nei confronti di Ciro Grillo e di altri 3 giovani.

I fatti risalgono alla notte tra il 15 ed il 16 luglio del 2019 quando la giovane studentessa sarebbe stata stuprata dai 4 ragazzi, tra cui figura anche il figlio del pentastellato.

Una volta tornata a Milano, poco più di una settimana dopo, la vittima del presunto stupro avrebbe riferito tutto alla madre, che l’avrebbe quindi convinta a denunciare l’accaduto.

La violenza sarebbe avvenuta nella villa di proprietà di Beppe Grillo, in Costa Smeralda.

“COSTRETTA AD AVERE RAPPORTI SESSUALI IN CAMERA DA LETTO E NEL BOX DEL BAGNO, AFFERRATA PER LA TESTA E COSTRETTA A BERE MEZZA BOTTIGLIA DI VODKA E AD AVERE RAPPORTI DI GRUPPO”

si legge in alcuni passaggi dei documenti d’accusa, nei confronti dei 4 imputati, che, oltre a Ciro Grillo, sono: Edoardo CapittaFrancesco Corsiglia e Vittorio Lauria.

Le parole della vittima

Quella notte, insieme ad un’amica, dopo una serata trascorsa nel famoso locale Billionaire, la 19enne si sarebbe fatta convincere a trascorrere la notte nella villa di proprietà dei Grillo, perché né lei né l’amica erano riuscite a trovare un taxi per tornare a casa.

Il primo rapporto sessuale avviene con Corsiglia una volta arrivati nella villa.

“Mi ha preso per i capelli indirizzandomi la testa verso il suo pene, dicendomi cagna apri la bocca e mi chiedeva di fargli sesso orale. Inizialmente ho resistito ma lui continuava a farmi violenza. Io mi dimenavo perché non volevo, ma non riuscivo a contrastarlo completamente perché non mi sentivo bene”

ha raccontato la vittima.

La ragazza viene lasciata in bagno a piangere, dopodiché raggiunge l’amica a cui chiede di tornare a casa.

La ragazza però sembra importarsi poco di quella richiesta. Mentre si accingono a cercare di rientrare a casa, vengono convinte da Vittorio Lauria a restare.

L’unico patentato dell’epoca era Francesco Corsiglia che però si era addormentato e non avrebbe potuto riaccompagnarle.

Alle 9 del mattino del 16 luglio sul tavolo compare una bottiglia di vodka, con uno strano odore, stando a quanto riferisce la presunta vittima.

La ragazza viene costretta a berla. (Lauria racconterà invece che era stata lei a sfidare i ragazzi in una gara a base di alcool).

Dopo la bottiglia di vodka sarebbe iniziato lo stupro di gruppo, secondo la vittima.

“Sentivo che si chiamavano per nome tra di loro e si dicevano ‘ora tocca a me, dai spostati’ e sentivo che si davano il cambio. Uno mi tirava i capelli e mi tiravano schiaffi sulle natiche e sulla schiena. Mi girava la testa e continuavo a cadere in avanti. Ho visto nero, da quel momento non ricordo più nulla, ho perso conoscenza”

ha raccontato la giovane.

La 19enne ha poi riferito di essere stata svegliata nel pomeriggio dalla sua amica, che le avrebbe chiesto di tornare a casa.

Una volta rientrate, la vittima del presunto stupro avrebbe preso parte ad una lezione di kite-surf, che si teneva alle 16 di quello stesso pomeriggio.

La denuncia di violenza arriverà 9 giorni dopo, quando la ragazza racconta tutto alla madre. Prima però si sarebbe confidata con altre due amiche.

Leggi anche –> Dramma nel Trevigiano, la piccola Emma trovata morta in culla: aveva 17 giorni. Sotto choc i genitori

Ai carabinieri avrebbe raccontato di non avere consapevolezza della presenza di eventuali foto o video girati quella notte, ma le forze dell’ordine hanno trovato diverso materiale sui cellulari dei 4 ragazzi coinvolti nella vicenda.