lady diana

MonSef Dahman è il medico che per primo intervenne per cercare di salvare Lady Diana. In un’intervista agghiacciante, il chirurgo ha raccontato gli ultimi istanti di vita della principessa del Galles prima che spirasse. La verità che racconta lascia senza parole. I dettagli.

MonSef Dahman ha fatto tutto il possibile per cercare di salvare la vita a Lady Diana quando ormai quasi 24 anni fa, la principessa del Galles rimase coinvolta in un incidente fatale nel tunnel del Pont de L’Alma insieme a Dodi Al-Fayed.

Per la prima volta, il chirurgo che tentò il tutto per tutto per salvare Diana ha deciso di rompere il silenzio e parlare.

Il racconto del medico

Monsef Dahman ha rilasciato una lunga intervista al Daily Mail, parlando per la prima volta dell’agghiacciante morte che colpì la principessa del popolo, così come Diana era stata soprannominata da tutti.

MonSef Dahman

Dahman è il chirurgo che intervenne per primo e per ultimo, negli istanti immediatamente successivi all’incidente accorso nel tunnel del Pont de L’Alma che coinvolse Diana e Dodi Al-Fayed.

In quegli anni MonSef era un giovane chirurgo di medicina generale di 33 anni in servizio presso il Pitiè-Salpetriere Hospital di Parigi:

“quel giornoavevo cominciato alle otto di mattina, ero ancora di turno dopo mezzanotte: era stata una giornata abbastanza tranquilla”.

Queste le prime parole del medico che comincia l’intervista descrivendo esattamente gli istanti precedenti e successivi alla morte di Lady D. Giornata tranquilla, dice MonSef, almeno fino a quando non arriva una chiamata d’emergenza di cui il medico, a distanza di 24 anni, ricorda ogni dettaglio:

mi stavo riposando quando improvvisamente mi chiama l’anestesista bruno riou, che mi dice di correre al pronto soccorso. non mi disse che c’era lady diana, ma solo che c’era stato un grave incidente che aveva coinvolto una giovane donna”.

A quel punto il medico si precipita in pronto soccorso. Quando si è trovato davanti a Lady Diana, MonSef ha visto una scena agghiacciante che non ha mai lasciato la sua testa.

lady diana

La principessa al suo arrivo era stata sottoposta a Raggi X che avevano però evidenziato emorragie interne molto gravi al torace.

Si procedette così con un drenaggio ma nonostante questo, la situazione continuava a essere molto grave e le trasfusioni con le sacche di sangue continuavano incessantemente visto che non era ancora stato stabilito il gruppo sanguigno.

Fu tentata ogni strada possibile per cercare di salvare la vita a Diana senza sottoporla ad operazione. Ma quando alle 2.15 andò in arresto cardiaco, MonSef Dahman non poté più rimandare l’intervento chirurgico effettuato sulla barella in pronto soccorso.

Le sue parole:

“ho fatto questa procedura per consentirle di respirare. il suo cuore non poteva funzionare correttamente perchè mancava di sangue”.

L’intervento del cardiochirurgo più famoso di Francia

Durante l’operazione, il chirurgo si accorse infatti che c’era uno strappo al pericardio del cuore. Una situazione estremamente grave tanto da richiedere l’intervento del professor Alain Pavie, al tempo il miglior cardiochirurgo di Francia.

Erano le 2.30 quando giunto in sala operatoria, Pavie comprese che non era stata ancora individuata la fonte dell’emorragia. Fu lui a scoprire che la fonte principale del sanguinamento era una lesione alla vena polmonare superiore sinistra che si collegava al cuore.

Il professore suturò la ferita ma il cuore di Diana ancora in arresto non riusciva a riprendere battito:

“abbiamo provato diverse volte le scosse elettriche e, come avevo fatto al pronto soccorso, il massaggio cardiaco”.

Ha proseguito MonSef. Poi, l’anestesista Riou iniettò l’adrenalina ma nemmeno così il cuore della principessa torno a battere. Gli interventi durarono all’incirca un’ora:

“ci abbiamo provato tanto, tantissimo. abbiamo fatto tutto il possibile per questa giovane donna. quando si lavora in queste condizioni non ti accorgi del tempo che passa”.

Alle 4 del mattino, l’equipe medica dichiarò il decesso della Principessa Diana:

“quando lasciai l’ospedale ero esausto. chiamai il primario per informarlo che di lì a poco sarebbe scoppiato l’inferno. ero troppo stanco per fare caso ai personaggi che cominciavano ad arrivare in ospedale come il presidente chirac”.

I giorni successivi alla morte di Diana

I giorni seguenti alla morte della principessa del Galles, furono, secondo le parole di MonSef davvero deliranti. Il mondo impazzì e non solo di dolore.

MonSef conclude la sua intervista ricordando il caos mediatico che si venne a creare e un episodio sconcertante:

“quando stavo curando lady diana indossavo i miei sabot bianchi. ovviamente in quella situazione non presti attenzione a nulla se non alla vita del paziente che deve essere salvata. fu solo la mattina dopo che noitai i miei sabot sporchi del sangue della principessa. un francese si è avvicinato chiedendomi insistentemente di vendergli le mie scarpe perchè macchiate dal sangue blu”.

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